Antico Testamento · Poesia
Salmi 35:24
- Revisionato da:
- Ugo Candido
- Ultimo aggiornamento:
- Categoria:
- Antico Testamento
Giudicami secondo la tua giustizia o Eterno, Iddio mio, e fa’ ch’essi non si rallegrino su me;
Messaggio principale
Il salmista chiede di essere giudicato "secondo la tua giustizia", il criterio di Dio, non il rancore del salmista: ed è proprio questo a segnare il testo come supplica di giustizia divina, non di vendetta personale.
Significato nel contesto
Salmo 35:19–28 · Preghiera contro gli schernitori e per la riabilitazione del giusto — Enuncia la petizione cardine del movimento e il suo criterio regolatore, la giustizia di Dio, che distingue l'appello di tutto il salmo dalla vendetta personale.
È la richiesta centrale del movimento finale del salmo, e il versetto più importante per leggere rettamente l'intero salmo. "Giudicami", rivolto a Dio come "o Eterno, Iddio mio", chiede un verdetto; la frase decisiva è il criterio con cui chiede di essere giudicato: "secondo la tua giustizia".
Quel criterio è lo spartiacque tra giustizia e vendetta. Il salmista non chiede a Dio di agire in suo favore solo perché sono nemici, né di dar briglia sciolta al proprio risentimento. Sottopone il caso alla giustizia di Dio, una misura che è al di sopra del salmista e a cui egli stesso deve rispondere. La vendetta farebbe della parte offesa il giudice; qui la parte offesa chiede che il Giudice sia Dio e si attiene alla sua giustizia. Il Nuovo Testamento tiene esattamente questa direzione: "A me la vendetta; io darò la retribuzione, dice il Signore" (Romani 12:19), e Cristo, oltraggiato, "si rimetteva nelle mani di Colui che giudica giustamente" (1 Pietro 2:23).
La riga finale, "fa' ch'essi non si rallegrino su me", non è tanto una richiesta di distruzione dei nemici, quanto che il loro gongolare non sia convalidato, che un verdetto giusto neghi loro l'ultima risata. Il desiderio è che la giustizia si veda, non che sia soddisfatta una rivalsa privata.
La supplica che essi "non si rallegrino su me" è sviluppata ai versetti 25-26, che precisano il gongolare che il salmista chiede a Dio di impedire.
Altri insegnamenti
Chiedere a Dio di giudicare "secondo la tua giustizia" sottopone il salmista
Chiedere a Dio di giudicare "secondo la tua giustizia" sottopone il salmista stesso al criterio di Dio; è l'opposto della vendetta autonominata, in cui la persona offesa diventa giudice, giuria e boia.
Riferimenti incrociati: La proposizione "Giudicami secondo la tua giustizia o Eterno", che nomina la giustizia di Dio, non la lagnanza del salmista, come misura.
Il fine della petizione è un verdetto giusto
Il fine della petizione è un verdetto giusto, non il piacere gongolante dei nemici; il salmista vuole il loro trionfo negato dalla giustizia, non il loro danno assicurato dalla propria mano.
Riferimenti incrociati: La supplica finale "fa' ch'essi non si rallegrino su me".
Applicazioni nella vita quotidiana
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Hai subito un torto reale e senti la spinta a pareggiare i conti da solo, ad assicurarti che chi ti ha ferito riceva ciò che merita.
Prega come insegna questo versetto: chiedi a Dio di giudicare la faccenda secondo la sua giustizia, il che significa essere disposto a che quello stesso criterio giusto pesi anche te, e lascia a lui il verdetto e ogni retribuzione.
È l'opposto di un mandato di vendetta: consegnare il caso alla giustizia di Dio significa rinunciare alla propria pretesa di rendere il colpo, non arruolare Dio per portare avanti la tua vendetta contro una persona precisa.
Passi biblici e risorse correlate
- Salmo 35 (capitolo intero)
Il versetto 24 porta la mossa centrale del salmo, affidare il giudizio alla giustizia di Dio, che la pagina del capitolo inquadra come l'alternativa alla vendetta personale in tutto il testo.
- Salmo 35:25
La supplica che i nemici "non si rallegrino su me" è precisata al versetto 25, che nomina le parole stesse del gongolare che il salmista chiede a Dio di impedire.
- Romani 12:19
"A me la vendetta; io darò la retribuzione, dice il Signore" enuncia il principio stesso che questo versetto incarna: il giudizio appartiene a Dio, non alla persona offesa.
- 1 Pietro 2:23
Cristo "si rimetteva nelle mani di Colui che giudica giustamente": il modello neotestamentario di affidare la propria causa al giusto giudizio di Dio che questo versetto incarna.
Fraintendimenti comuni
"Giudicami, o Eterno" e "fa' ch'essi non si rallegrino su me" è il salmista che chiede a Dio di prendere le sue parti in una faida personale e di punire per lui i suoi nemici.
La petizione si sottomette esplicitamente alla giustizia di Dio come criterio, una misura al di sopra del salmista stesso, non il suo rancore privato. È un appello alla giustizia divina, non una richiesta di licenza alla vendetta personale; Romani 12:19 e 1 Pietro 2:23 tengono il giudizio nelle mani di Dio, non del sofferente.
Come applicare Salmi 35:24
Usa Salmi 35:24 come una dichiarazione quotidiana. Proclamalo sulle tue circostanze, inserendo il tuo nome dove rilevante. Lascia che la sua promessa tratta da Salmi ancori la tua prospettiva mentre prendi decisioni legate dalle Scritture, e condividilo con una persona che oggi potrebbe averne bisogno.
Fonti e metodo
Testo biblico
Le citazioni bibliche in italiano sono tratte dalla Riveduta (Luzzi, 1927), di pubblico dominio.
Interpretazione
Leggere l'appello del versetto 24 alla giustizia di Dio come il segno che distingue la giustizia divina dalla vendetta personale segue la tradizione di pubblico dominio, ad es. Matthew Henry, Commentario sull'intera Bibbia (1710) sul Salmo 35, insieme a Romani 12:19 e 1 Pietro 2:23; non si afferma alcuna occasione precisa di composizione, poiché il testo non ne nomina alcuna.